
TRASFERIMENTO – il programma (forse un po’ ambizioso) è di passare per Cape Cod e Newport e arrivare a Manhattan verso le 18-18.30 (orario previsto per la riconsegna dell’astronave).
Ci mettiamo in marcia abbastanza presto, diciamo verso le 9.00-9.15. Circa 75 mi (120km) ci separano da Cape Cod. Sulla strada incontriamo un po’ di lavori che rallentano la nostra marcia.
CAPE COD – ha una forma strana, è una penisola che si estende ad uncino, non credo riusciremo ad arrivare a Provincetown, sulla punta settentrionale, è troppo lontana; mi rendo conto che qui, in zona, ci sarebbe forse voluta una notte in più. Magari avremo modo di tornare da queste parti in occasione del prossimo viaggio a NY, che non è molto lontana da qui. Questa zona è ricca di fari, una mia passione; speravo di riuscire a visitarne qualcuno, ma non ce la faremo.
Stiamo viaggiando sulla US6 (Mid Cape Hwy), direzione Est; all’altezza dell’uscita per Barnstable (verso Nord, verso la baia) e Hyannis (Sud, verso l’Oceano Atlantico aperto, di fronte c’è l’isola di Nantucket) decidiamo di puntare su Hyannis, verso il mare aperto, immaginiamo sia più bello.
Si tratta di un centro abitato, sul mare, con un piccolo porticciolo e l’attracco per i traghetti che vanno a Martha’s Vineyard (l’isola dei Kennedy) e Nantucket; ai traghetti c’è parecchio movimento, gente che va e che viene, coppie giovani e meno giovani che magari si sono regalate un weekend romantico (oggi è domenica), famiglie con bambini; qualcuno si imbarca con la macchina. Fa freddo, il cielo è coperto, c’è vento, indossiamo felpe e felpette. Due passi, un caffè, un po’ di foto e ci rimettiamo in marcia, verso Newport, che dista altre 75mi.
NEWPORT – arriviamo intorno alle 14. Siamo nello Stato di Rhode Island, il più piccolo degli Stati Uniti per superficie ma, curiosamente, il secondo per densità abitativa (dopo il New Jersey). Qui il cielo è ancora coperto ma non sembra minacciare pioggia, almeno per ora. C’è tantissima gente a spasso per strada, immaginiamo molti siano turisti, ma ci pare di capire che ci sono anche molti locali; del resto Newport è abbastanza vicina sia a Boston che a NY ed è certamente meta possibile per il weekend.
C’è anche un bel viavai di barche, di vario tipo; la baia di Newport è essa stessa una attrazione, i turisti vanno a visitarla su barche a vela, motoscafi da pesca d’altura, piccole navette, catamarani, insomma qualsiasi tipo di mezzo galleggiante. E in rada ci sono tantissime barche all’ancora o ai gavitelli, la maggior parte a vela.
Newport è molto carina, sembra valga la pena passarci un po’ di quel tempo che, purtroppo, oggi noi però non abbiamo.
Ci fermiamo a mangiare al Lobster Bar, un ristorante su palafitte, proprio sull’acqua, in mezzo alle banchine. Pranzo rapido, buono (clam chowder pazzesco, qui!), sono quasi le 16, dobbiamo andare.
DRIVE THRU – lungo la strada riusciamo, finalmente, a coronare un sogno delle bambine: Starbucks Drive Thru. Si sa, in America il drive-thru è abbastanza comune (anche Mc Donald ed altri lo hanno): si passa con la macchina da un lato dell’edificio, si ordina all’addetto affacciato ad una specie di finestra, si gira l’angolo e si ritira dal lato opposto. Ecco, in questo caso specifico, invece, si fa tutto da un lato solo, si ordina al microfono da una colonnina posta prima dell’edificio e si ritira poco dopo, alla finestra. Tutto ok con l’espresso (bicchiere piccolo, si consuma alla svelta), ma con il caffè americano (bicchiere enorme, temperatura pari a quella della lava, ore infinite per bere tutto) è tutto più complicato. E le bambine cos’hanno voluto? Americano (decaffeinato), naturalmente ! Quindi è tutto un “dove metto il bicchiere?”, “scotta!”, “stavo per rovesciarlo!”, “non mi va più, dove lo butto?”….
E’ domenica, l’ho detto prima, e cosa c’è, la domenica, sulla I-95 South, la strada che da Newport va a Manhattan (175mi, circa 280km)? La domenica, sulla I-95 South c’è tanto, tanto, ma tanto, tantissimo…..TRAFFICO !!! 🤬🤬
Facciamo molti tratti a “walking pace” (passo d’uomo!), ci sono lavori e deviazioni, piove anche, comincia a scurire; l’arrivo a Manhattan, a casa (sì, saremo in una bellissima casa, messaci amorevolmente a disposizione da un carissimo amico che è in vacanza in Italia), sembra un miraggio. A che ora arriveremo mai?! E come/cosa facciamo per cena?! E per l’astronave?! I marziani ci consentiranno di restituirla in ritardo o spareranno su di noi raggi fotonici polverizzanti radioattivi e puzzolenti ?! Proviamo ripetutamente a chiamare il posto dove dobbiamo restituirla, ma dopo un solo squillo cade sempre la linea; al numero verde centrale rispondono dallo Iowa, no dal Kansas, forse dal Montana, anzi dal Tennessee….insomma, ci dicono che dobbiamo chiamare Manhattan; grazie, ci proviamo da più di due ore, peccato che non rispondano !
Il traffico in avvicinamento a NY si fa sempre più intenso e caotico, qui guidano come dei matti, cambiano corsia alla velocità della luce, gli svincoli multi-piano (e potenzialmente multi-errore, chè se sbagli una volta ci metti 45 minuti a tornare sulla retta via) sembrano dei disegni di Escher, una jungla nella quale ci districhiamo però con agilità e con successo, anche se non siamo proprio su una Smart!
TEERRAAAA !!! – quando è ormai quasi sera, finalmente all’orizzonte si scorge, emozionante come sempre, lo skyline di Manhattan. Del sole, ormai tramontato, rimane solo qualche bagliore, dietro i grattacieli, fra le nuvole…fa sempre un effetto meraviglioso arrivare qui, questa è una città che amo, così come Federica, che ci vivrebbe e non vede l’ora di tornarci, spesso, quando e quanto più possibile.
Quello di Manhattan è uno skyline che cambia in continuazione, grattacieli che crescono in brevissimo tempo, come funghi dopo una nottata di pioggia, altri edifici vengono demoliti o nascosti da quelli nuovi. Per non parlare di tutto il resto che in città si “muove” in continuazione.
Penso a Roma, alla sua staticità, a quanto poco (o niente!) si fa per la cultura, il turismo, il bene della città e di chi la vive, a quale patrimonio abbiamo per le mani e non sfruttiamo, a quanto, dall’estero, gli altri ci guardino (e giudichino) come dei poveracci…che tristezza…
HOME SWEET HOME – dopo circa 5 ore in strada arriviamo sotto casa, nell’Upper East Side, verso le 21; lascio la banda (un po’ provata) sotto casa, con tutti i bagagli e corro dai marziani, sperando che non mi fulminino; mi accompagna Sara. Per fortuna il loro garage è a un paio di blocchi di distanza (me l’ero scelto bene!). C’è un addetto che credo abbiano assunto con le leggi speciali, uno che ci mette 20 minuti a fare quello che normalmente, qui in America, si fa in 4-5, quasi in automatico. Sia Sara che io abbiamo impellenze fisiologiche pregresse (ore e ore passate in macchina, pit-stop sotto casa senza salire nemmeno…) che, mentre da un lato ci fanno soffrire come bestie, dall’altro fanno sì che si rida come dei pazzi. Restituiamo, con un paio di ore o poco più di ritardo, al ritardato, l’astronave. Percorriamo, quasi correndo, a gambe strette, i 3 blocks che ci dividono da casa, ridendo come pazzi, minacciando reciprocamente di farla per strada; due chiacchiere con i portieri (che mi conoscono) e su, in ascensore, al 28° piano, sperando di arrivare a far centro a casa….ce la facciamo! La dignità è salva!
Decidiamo di mangiare a casa, scendiamo quindi a fare un minimo di spesa per colazione domani e per farci un piatto di tagliolini pomodoro e basilico, ne sentiamo la mancanza e, quindi, la necessità. Siamo stanchi, giornata lunga, l’ultimo tratto ci ha un po’ fiaccati…buonanotte.
HYANNIS
NEWPORT










DRIVE THRU

TEERRAAAA !!!















































































































































































































































































































































































































































































































































































































