DAY 14 – THE GRAND CANYON

DUE MILIARDI DI ANNI DI STORIA– sono emersi alla luce grazie all’azione del fiume Colorado e dei suoi affluenti, che in milioni di anni hanno eroso le rocce, strato dopo strato. Il Grand Canyon (del quale si celebra quest’anno il centenario) è lungo circa 450km, profondo fino a 1900mt e largo dai 500mt ai 29km, qualcosa di grandioso, inimmaginabile fin quando non lo si vede con i propri occhi.

Dopo la colazione al campo, arriviamo abbastanza presto al Canyon, lasciamo la macchina in uno dei parcheggi e imbocchiamo il Rim Trail of Time, un sentiero sul ciglio del Canyon che ci porta a Hopi Point, El Tovar Lodge (dove Fede ed io abbiamo dormito, 13 anni fa), fino al Lookout Studio, uno dei punti di vista più suggestivi. Il sentiero è segnato, ogni pochi metri, da “bolli” metallici nel pavimento e da campioni delle rocce che compongono le varie stratificazioni del Canyon, con l’indicazione dell’età di ognuna; si tratta di milioni e milioni di anni, incredibile!

Mangiamo un boccone e subito dopo viviamo un brivido, un breve momento di suspence: il Lodge dove abbiamo mangiato viene improvvisamente, e molto rapidamente, fatto evacuare dai Rangers che hanno il sospetto che all’interno ci sia “qualcosa di strano” (pare abbiano sentito odori strani, tipo carburante, kerosene o altro). Passato questo momento (ovviamente non c’era nulla), prendiamo lo shuttle che ci riporta al parcheggio (è tutto molto ben organizzato, c’è uno shuttle gratuito che gira e fa varie fermate per tutto il Canyon). Qui viviamo i nostri 10 minuti da scemi: posizioniamo bene le macchine, una di fronte all’altra, e facciamo, finalmente (ne parlavamo da giorni), LA foto del viaggio (la trovate subito qui sotto), completamente autoprodotta, con la macchina fotografica accroccata per terra, sopra ad uno zaino, non volevamo l’aiuto di nessuno…ITALIAN PRIDE !

In macchina ci dirigiamo quindi verso est, in direzione Desert View (dove non prevediamo di arrivare, è un po’ lontano). Lungo la strada, sul ciglio, incontriamo un cervo e poi un alce. Ci fermiamo ancora per qualche foto (Yaki Point e Grand View Point); c’è poco altro da descrivere a parole, qui parlano le immagini…

Sono quasi le 18, abbiamo deciso che stasera facciamo BBQ, quindi prendiamo la strada del ritorno per fermarci al market a fare rifornimento (di cibo e alcool). Prima della spesa, però, intanto buttiamo giù una birretta, tanto per scaldarci.

Occupiamo una delle 3 aree BBQ, sotto la luce delle nostre lanterne led; il menù prevede: aperitivo (alcolicissimo!) con pane all’aglio, nachos e guacamole, a seguire hot dogs di angus, meravigliose bistecche (NY strip) e….vino, of course !

Dopo cena ci spostiamo in zona braciere per gli “s’mores”; lo s’more è un dolce tradizionale di Stati Uniti e Canada, consiste in un marshmallow riscaldato – qui sulla fiamma del braciere – messo poi fra due biscotti di farina integrale di grano insieme ad uno strato di cioccolato. Slurp !

Tutti in branda (qui è proprio il caso di dirlo), domani è una giornata lunga.

Lui e l’altro
Ci volevano proprio !

DAY 13 – LAS VEGAS TO GRAND CANYON

SI PARTE – lasciamo Las Vegas alla volta del Grand Canyon, senza prima però fermarci per la foto di rito sotto al mitico ed iconico cartello di welcome ai visitatori. Facciamo una fila di 10-15 minuti (si, c’è la fila per la foto!) sotto un sole cocente, ma teniamo duro. Di fronte c’è un mega store della Harley Davidson, l’insegna dice che c’è anche la caffetteria; dovendo fare ancora colazione andiamo. Il negozio è enorme, si vendono moto, accessori, gadget e quant’altro, ma si noleggiano anche le mitiche moto per chi, un po’ di America, la vuole conoscere cavalcando una due (o tre, vedi galleria in basso) ruote. Penso subito al mio amico Sergio, Harleysta convinto, che qui godrebbe come un bimbo a Disneyland. Uscendo da Vegas superiamo la famosa Hoover Dam e ci dirigiamo inizialmente a sud, per poi piegare verso est, alla volta del Grand Canyon.

ROUTE 66 – l’ora è quella e, quindi, decidiamo di uscire per il pranzo a Seligman (Arizona). Senza saperlo né volerlo, siamo nel luogo di nascita della Storica Route 66; ci fermiamo al “Road Kill Cafè & O.K. Saloon”, un ristorante sulla strada, molto divertente; il loro motto è “You Kill It, We grill It”, riferendosi ai polli (o altri animali) che, visto il nome di un piatto sul menù (v. sempre sotto), evidentemente fanno fatica ad attraversare la strada e arrivare vivi dalla parte opposta 🤣. Il ristorante è carino, particolare e caratteristico, forse anche un po’ turistico, ma molto divertente. All’interno anche un piccolo negozietto che vende memorabilia e oggetti della/sulla Route 66.

UNDER CANVAS – è qui che dormiremo per le prossime due notti, siamo a circa 20 miglia dall’ingresso del South Rim del Grand Canyon. Si tratta di un campeggio o, come lo definiscono loro, un “glamping” (glamorous camping); ce ne sono vari, anche in altre zone degli Statu Uniti. Il campo conta circa 70 tende, di varie misure, con e senza bagno interno, quelle senza usano i servizi comuni (noi lo abbiamo). Le tende sono attrezzate, con un enorme lettone e due brandine con sacco a pelo (siamo in zona desertica, l’escursione termica è tanta, qui di notte può fare freddino) per i ragazzi; ma senza corrente elettrica (loro forniscono due kit con un potente power bank, lanterna led ricaricabile e piccolo ventilatore) e con poca acqua. In doccia, p.es., l’acqua esce fino quando, con una mano, si tira una catenella – quindi di fatto ci si lava con una mano sola. Al centro del campo una tenda molto più grande, sotto la quale sono alloggiate la reception (un tavolino con un computer!), dei salottini, tavoli per mangiare, una zona giochi e la cucina; all’esterno tavoli per tutti e un grande braciere che viene acceso la sera ed intorno al quale ci si raccoglie per chiacchierare e abbrustolire marshmallows…un po’ più in là tre zone BBQ attrezzate a disposizione dei clienti.

TRAMONTO SUL GRAND CANYON – fatto il check in e lasciate le valigie in tenda andiamo ad ammirare il tramonto al Grand Canyon. Passiamo il “casello” di ingresso e ci fermiamo al Mather Point, uno dei principali punti di vista. Diciamo ai 4 ragazzi di chiudere gli occhi e li accompagnano, tenendoli per mano, fino al ciglio del Canyon (protetto da una balaustra). 3 – 2 – 1….aprite !!! Io riprendo la scena con il telefonino (qui il video – password “2019usroadtrip”): sorpresa, meraviglia, emozione, gioia, incredulità, sulle loro facce un mix fantastico che riempie il cuore di noi genitori. Ma anche noi, che qui eravamo già stati (qualcuno anche più di una volta), rimaniamo per l’ennesima volta a bocca aperta. Questo è senza dubbio uno degli spettacoli più emozionanti al mondo, la natura nella sua essenza e maestosità , siamo davvero senza parole, straordinario.

SPESETTA e CENA – ritornando ci fermiamo in un Market, abbiamo bisogno di un po’ di alcool (fin qui, quando abbiamo assaporato alcool, siamo andati fondamentalmente a birra, che non è propriamente alcool); d’altra parte dopo cena non dobbiamo guidare, siamo nelle tende, la luna è quasi piena, l’atmosfera è magica…. Io penso al drink di aperitivo (cranberry juice, vodka e lime), Federica e Claudio si occupano del vino; rosso per loro, mentre per me, che lo preferisco, scelgono un bianco…non commento il nome del vino da loro scelto 😏, lo vedete in galleria. Aperitivo, cenetta nella tenda comune, i ragazzi dopo cena si arrostiscono qualche marshmallows e poi tutti a nanna, domani giornata piena al Grand Canyon.

DAY 12 – LAS VEGAS

PAUSA E RIPOSO – oggi giornata di riposo a Las Vegas. Iniziamo un po’ più tardi del solito e decidiamo di stare un po’ in piscina, qui al Caesars. Ci sono varie piscine, tutte in ambiente antica Roma, con colonne, tempietti, statue e fontane. C’è addirittura una vasca dedicata a chi, non potendo fare a meno di giocare, vuole provare il brivido del gambling con le chiappe in acqua! Un concentrato di kitch che evidentemente agli americani piace (e più tardi vedremo anche di peggio…). I ragazzi sono felici di rilassarsi un po’ e di sguazzare nell’acqua.

PASSEGGIATA SULLA STRIP – nel pomeriggio decidiamo di fare un po’ di struscio per la Strip, per vedere altri esempi di megalomania americana (e di kitch). Alcuni alberghi a tema (come il Mirage, il Treasure Island, il Venetian…) e altri semplicemente enormi (Trump, Wynn, Encore….). Al Venetian un allegro gondoliere americano (!!!) intona O’ Sole Mio per una coppia di turisti che sta facendo il giro in gondola nel canale antistante l’hotel. No Comment. Per la gioia di Emma (che da tempo brama per andare a Parigi e salire sulla Tour Eiffel), saliamo al bar/ristorante di questa riproduzione in scala della torre per un aperitivo. Cena di nuovo al Caesars, ottima bistecca. Domani si parte.

SCUSATE IL RITARDO

SENZA INTERNET E SENZA CORRENTE – abbiamo fatto un paio di giorni di “glamping” (glamorous camping, lo chiamano così) al Grand Canyon, dove non avevamo né corrente né rete; questo si è combinato con altri due giorni di trasferimenti impegnativi (tante miglia, tanto da fare e vedere, fino a tarda sera), quindi non ho potuto aggiornare il blog. Finalmente adesso (sono le 23.55 del 16 agosto) siamo arrivati in un posto (che racconterò a breve) dove abbiamo sia corrente che un buon collegamento internet. Scusatemi, domani aggiorno tutto, e ci sarà tanto da leggere. Good night!

DAY 11 – SEQUOIA TO LAS VEGAS

TRAFSERIMENTO – la tappa più lunga della prima parte del nostro viaggio, circa 6 ore. La mappa indica abbastanza chiaramente l’andamento del viaggio: si inizia scendendo dalle montagne, fino alla pianura; qui viaggiamo in mezzo a sconfinate distese di campi coltivati (datteri, aglio, avocado, nettarine – le loro pesche con la buccia liscia e non pelosa, noi diremmo forse pesche noci – pistacchi, fragole…). Poi attraversiamo una breve zona di pozzi petroliferi (Oildale), e a seguire la città di Bakersfield. Subito dopo inizia il Deserto del Mojave, che arriva praticamente fino a Las Vegas. Alla nostra destra lasciamo il Mojave Air and Space Port (la prima struttura ad ottenere la licenza per il lancio di navette spaziali riutilizzabili orizzontali, nel 2004, dalla Federal Aviation Administration) e la Edward Air Force Base (della NASA, luogo di atterraggio degli Space Shuttle). Dopo miglia e miglia in the middle of nowhere (è deserto, d’altra parte), arriviamo a Barstow, dove ci fermiamo per pranzo. Si riparte, ancora deserto, tanto, secco, arido, caldo.

LAS VEGAS – dopo tutte queste ore di viaggio (che i 4 ragazzi hanno sopportato maluccio), in avvicinamento verso Vegas iniziano i “satelliti” della città dove tutto è possibile; alberghi isolati (ovviamente con Casinò per giocare), piccoli villaggi, oasi nel deserto. Infine si arriva a Las Vegas, la città dove tutto è possibile. Da lontano si vedono gli alti edifici degli alberghi più noti (Mandalay Bay, Wynn, Caesars Palace, MGM Grand, Mirage, New York-new York, Bellagio, Flamingo, Venetian, Treasure Island, Continental, ecc.); ognuno con il suo Casinò. Noi alloggiamo al Caesars Palace, piano alto, dalle finestre vediamo parte della Strip e il Bellagio Lake. Qui tutto è basato sul gioco: poker, slot machine, black jack, roulette, in ogni angolo, ad ogni passo…

Rapido pit stop in camera, cena frugale e ci incamminiamo, immersi nelle frenetiche luci della Strip, per andare ad assistere ad uno spettacolo meraviglioso.

“O” by CIRQUE DU SOLEIL – lo show (permanente, qui al Bellagio Hotel dal 1998 !) è sold out per mesi e mesi, per fortuna avevamo comprato i biglietti online da Roma, tempo fa. Il teatro, costruito apposta per questo show, è una macchina mostruosa: 1.800 posti a sedere (che significa 3.600 spettatori al giorno, dato che ci sono 2 performance al dì), 1,5 milioni di galloni di acqua (5.700 metri cubi, più di 5 milioni e 600 mila litri!), 85 acrobati, sommozzatori che gestiscono tutte le attività subacquee, musicisti che suonano dal vivo, controllo scientifico delle temperature, diverse e costanti nella zona pubblico e in quella stage. Uno spettacolo unico al mondo, sensazionale, che solo qui si può ammirare. Purtroppo non è consentito fotografare, ma qualcosa abbiamo rubato (sotto, nella galleria). Io lo vedo per la terza volta nella mia vita, ma la sorpresa e l’emozione sono quelle della prima volta.

LE FONTANE DEL BELLAGIO – tornando verso il nostro albergo assistiamo anche allo spettacolo di fontane, luci e musiche che si svolge quotidianamente (di giorno ogni 30 minuti, di sera ogni 15) nel Bellagio Lake, proprio di fronte all’omonimo albergo, al margine della Strip. Ninna, domani giornata di relax.

DAY 10 – SEQUOIA NAT’L PARK

VERSO LE SEQUOIE – imbocchiamo la strada che da Three Rivers ci porta al Parco, superiamo il “casello” di ingresso (dove una simpatica giovane ranger, con tanto di cappello d’ordinanza, ci dà il benvenuto e qualche informazione addizionale) e cominciamo a salire verso Moro Rock; si va dai circa 500m s.l.m. di Three Rivers fino a 1800-2000. La temperatura cala rapidamente, l’aria è tersa, c’è un bel freschetto, quasi freddo. Nelle 16 miglia che ci separano dalla sequoia più grande del mondo (dettagli più avanti) ci sono 130 curve (!), alleniamo i muscoli delle braccia. Qualche breve sosta intermedia per ammirare il panorama e qualche foto e si arriva alla…

GIANT FOREST – un cartello (qui le indicazioni sono sempre tante e precise) ci informa che stiamo entrando nella Giant Forest (siamo oltre quota 1800), la foresta con gli alberi più grandi, belli, antichi e maestosi del mondo. Si guida attraverso alberi infiniti (non solo sequoie, ovviamente) fittissimi e verdi, i colori (soprattutto dei tronchi delle sequoie, marrone chiaro, tabacco, con riflessi arancioni) sono bellissimi, nell’aria c’è profumo di legno, un mix fra caminetto e falegnameria. Puntiamo a lui, al Generale….

GENERAL SHERMAN – lasciamo la macchina e scendiamo a piedi per un sentiero pavimentato di circa 7-800 mt, con un dislivello di 600, per arrivare al mitico Generale Sherman, la sequoia gigante regina del Parco. 1.910 tonnellate di peso, il suo volume (stimato) è di 1.437 metri cubi, l’altezza 83 metri, alla base la circonferenza del tronco è di 31 metri e il diametro 11. La sua età è stimata fra i 2.300 e i 2.700 anni. Una cosa incredibile ! Ma non è l’unico albero a richiamare l’attenzione dei visitatori; tutto intorno altre sequoie giganti, alcune accoppiate, altre a gruppi, qualcuna con dei grandi “tagli” verticali nel tronco che lasciano vedere attraverso…un vero spettacolo, natura pura, nella sua essenza… Decidiamo di percorrere il Congress Trial, un loop di più di 3 km nella foresta; arriviamo ad un gruppo di sequoie “riunite”, come in un congresso, che riteniamo aver ovviamente ispirato il nome del sentiero. La camminata dura un’oretta e dà grande soddisfazione (a quasi tutti…)

LODGEPOLE e CRYSTAL CAVE – ci fermiamo per un boccone in uno dei pochi (ma molto attrezzati) posti all’interno del Parco. La strada per andare al Tunnel Log (è una sequoia sdraiata sulla strada, nella quale è stato scavato un tunnel percorribile in auto) e a Moro Rock è chiusa nei week end, quindi – nostro malgrado – rinunciamo. Riprendiamo la strada del ritorno e decidiamo di deviare verso Crystal Cave; dopo 20 minuti di strada tutte curve, arriviamo al casottino delle grotte dove, con molta cortesia e inaspettata trasparenza (soprattutto considerando che la visita sarebbe a pagamento), il ranger di turno ci dice che se nella vita abbiamo visitato altre grotte (e noi ne abbiamo viste) “…you don’t miss much if you don’t see this”. Ma come ?!?! 😳 Sono già le 5 e mezza e la visita durerebbe due ore, la saltiamo. Torniamo in albergo un po’ stanchi ma molto contenti, abbiamo assistito e “assaporato” uno spettacolo certamente unico al mondo. Domani trasferimento a Las Vegas, sarà lungo (quasi 6 ore), i ragazzi sono un po’ preoccupati.

DAY 9 – FROM SAN FRANCISCO TO SEQUOIA

BYE BYE SAN FRANCISCO – partiamo alla volta del Sequoia Nat’l Park, con due soste previste: (1) all’aeroporto di San Francisco per sostituire la macchina di Claudio, che dà segni di stanchezza; (2) visita all’Apple Park, il nuovo HQ della Apple a Cupertino, la “astronave”, come la chiamano in molti.

APPLE PARK – il main building (l’astronave, appunto) non è aperta al pubblico, per il quale c’è un apposito visitor center, dove oltre praticamente a tutti i prodotti Apple, sono in vendita items esclusivi, che si trovano solo qui (fondamentalmente t-shirt, cappellini e gadget vari). C’è un enorme plastico di tutta la property (che, per dimensioni, è impressionante! La property, non il plastico…) che si può visitare in realtà aumentata grazie a degli iPad, a disposizione dei visitatori, attrezzati per lo scopo. Devo dire tutto abbastanza emozionante…

DRIVING THROUGH THE WEST – proseguiamo il nostro viaggio, attraversando immense piantagioni di….boh, qualsiasi cosa! Pesche nettarine, avocado, fragole, vigneti, granturco, aglio…di tutto di più. Campi sterminati, con piante allineate con precisione quasi maniacale. Passiamo il San Luis Reservoir, Gilroy, Los Banos, Fresno, e iniziamo poi l’ascesa verso le montagne, superiamo Visalia verso Three Rivers, dove alloggeremo. Costeggiamo il Lake Kaweah e arriviamo, dopo parecchie ore, a destinazione. Mangiamo in un delizioso ristorantino, nel giardino, sotto gli alberi, vicino gli argini di uno dei tre fiumi. Domani ci aspetta il General Sherman.

DAY 8 – CHINATOWN

CHINATOWN – quasi sicuramente il più vecchio insediamento asiatico negli USA, questa è la comunità cinese più numerosa fuori dalla Cina. Si entra dal Dragon’s Gate e si cammina per blocchi e blocchi, lungo i marciapiedi negozi di cineserie varie; alcuni, con scritte ed insegne solo in cinese, vendono strane radici secche, pesci vari essiccati, medicinali cinesi, cose tutto sommato a noi sconosciute ed incomprensibili. Alcuni vendono accessori (farlocchi) per smartphone, altri statue di varia foggia e misura (improponibili). Mangiamo in un buon ristorante, consigliatoci da una negoziante; cibo buono, come spesso si fa, dai cinesi, condividiamo piatti vari.

NO ALCATRAZ NO PARTY – avevamo pensato di andare ad Alcatraz, dopo Chinatown, ma stamattina ci siamo informati e, con rabbia, abbiamo scoperto che tutti i tour al penitenziario sono sold out fino alla fine del mese (!!!); unica possibilità è prendere un “pacchetto” che unisca Alcatraz ad altro, p.es. ad un giro della baia in barca, che non solo dura troppo, ma costa una fortuna, bisognerebbe vendere un rene… Scocciati, perciò, rinunciamo, dicendoci che questo sarà un buon motivo per tornare…😉

RELAX E SHOPPING – dopo Chinatown ci concediamo, quindi, due passi fra Union Sq. e Market St.; visitiamo qualche negozio, ci lasciamo andare ad un briciolo di shopping. Poi in albergo, stasera si va a cena in un ristorante indiano/pakistano con Marco, un cugino di Federica, persona carina, cortese, simpatica, che ha tanto da raccontare (p.es. due esperienze di più di un anno ciascuna, al Polo Sud, in una stazione di ricerca USA – lui è uno scienziato).

DAY 7 – GOLDEN GATE & SAUSALITO

GOLDEN GATE – facciamo colazione in un posto molto carino, sotto al primo pilone del ponte, una libreria con caffetteria; ci sono tantissimi ciclisti, turisti per lo più; evidentemente siamo sulla rotta che li porta a percorrere il ponte pedalando. La nebbia nasconde quasi tutto il ponte (infatti, anziché le palle ricordo di vetro con la neve, qui le vendono con la nebbia!), ma i locali dicono che più tardi potrebbe diradarsi…speriamo. Imbocchiamo il ponte verso nord, vediamo solo la metà inferiore, quella superiore è nascosta dalla nebbia. Sosta di rito nei due punti panoramici sul lato Nord per foto varie. Emma si è sbagliata: anzichè fare un video, mentre percorrevamo il ponte in macchina, ha fatto una foto. Dramma. Torniamo indietro e lo rifacciamo; per fortuna l’intera operazione prende poco tempo.

SAUSALITO – scendiamo a Sausalito, piccolo centro sul mare, molto carino, pieno di case (alcune spaziali) vista mare sulla baia. Da qui si può ammirare lo skyline di San Francisco. La nebbia si dirada, esce il sole. Pensavamo di continuare verso Nord e fare praticamente il giro della baia (Richmond, Berkeley, Oakland) per rientrare dal Bay Bridge; ma Google ci dice che ci sono rallentamenti di più di un’ora (quindi in totale quasi 2, per fare il giro), rinunciamo e torniamo dal Golden Gate, ma stavolta col sole !

SEA LIONS – di nuovo due passi al Pier 39 per vedere la colonia di leoni marini che abitano qui; sono tanti, alcuni enormi, chiassosi, buffi… Al Pier incontriamo Nicola, un amico italiano, anche lui qui per qualche giorno (questa è una nota per chi dice che io, ovunque vada, incontro qualcuno che conosco… 😉). Saliamo poi alla Coit Tower (su Telegraph Hill), uno dei punti più alti della città; il vento è fortissimo.

GHIRARDELLI SQUARE – prima di cena ci concediamo un sanissimo wine-tasting a Ghirardelli Square. Cinque assaggi di vini prodotti nella Sonoma Valley (vicino alla Napa), zona di produzione fra le più prolifiche e conosciute, in America. Nel 1893 un italiano, Domenico Ghirardelli, acquistò l’isolato per farne la sede della Ghirardelli Chocolate Company, famosa ancora oggi nel mondo. Domani Chinatown e Alcatraz.

Che fatica, fino quassù in bicicletta !

DAY 6 – WANDERING AROUND SAN FRANCISCO

SAN FRANCISCO vs FRISCO – amici americani mi dicono che i locali non amano molto sentir chiamare la loro città Frisco; e allora….respect ! Sveglia a San Francisco con calma, ce la dobbiamo e ce la meritiamo. Passeggiatina di riscaldamento al Fisherman Wharf e poi, dopo una fila di attesa un po’ lunga, si prende la mitica Cable Car, da Hide St verso Market St e Union Sq. La Cable Car è sempre divertente, sempre emozionante; lungo il percorso si aprono squarci meravigliosi sulla baia, sui grattacieli, su Lombard St. Io, appeso fuori dal vagone, decido di fare riprese “spericolate” con la mia GoPro e a momenti mi stampo contro il trenino che viene in senso contrario, ci manca un pelo. Due passi intorno a Union Square, un pizzico (ma proprio pizzico) di shopping e si ritorna verso l’albergo sempre in Cable Car.

LOMBARD STREET – prendiamo le macchine e andiamo a percorrere la mitica strada, strettissima, a zig zag (solo così si può superare questa incredibile pendenza, come quando si scia), circondata da belle case e tanto verde…una delle icone della città, un must! A seguire andiamo a vedere la casa di Mrs Doubtfire, poi The Painted Ladies (case in stile Vittoriano, allineate su un lato di Alamo Sq.). Torniamo di nuovo verso il mare, dobbiamo fare il bucato ! Federica e Marina, con Emma e Sara, si dedicano al lavaggio “a gettone”, noi torniamo per una breve sosta in albergo. Per cena abbiamo ipotizzato un cinese a Chinatown, ma alla fine sono tutti chiusi, è tardi (sono le 21 e loro chiudono alle 17-18!!!). Ripieghiamo su un Super Duper Hamburger; come dice Sara “Brutto (il posto) ma buono (l’hamburger)”. E domani (che poi, per me che scrivo, sarebbe oggi, adesso, fra poco…) Golden Gate e Sausalito. Bye !