DAY 5 – WHALE WATCHING

LE BALENE – ci svegliamo presto e alle 8.30 salpiamo dal moletto di Morro Bay sulla Freedom, una barca abbastanza grande che ci porterà a largo, nell’Oceano, nel tentativo (speranza?) di vedere le balene. Il comandante Kevin (un tipo curioso, cotto dal sole) e i suoi ragazzi ci raccontano che nell’ultima settimana ne hanno viste 7-8 al giorno. Il tempo è brutto, coperto, c’è nebbia e fa un po’ freddo; ma pare che per vederle questa sia una condizione migliore del sole pieno (meno sole, meno vento, mare meno increspato). Usciamo dalla baia, lasciandoci alla dx The Rock, quasi una montagna, che vigila l’ingresso della baia stessa, e andiamo verso il largo. Vediamo leoni marini, fochette, pellicani, girovaghiamo un po’….qualcuno (nessuno di noi) comincia a sentirsi male (beh, il mare è mare). La faccio breve: in 3 ore di escursione ne abbiamo avvistate 12-14, molte vicinissime alla Freedom, un paio hanno fatto il tradizionale (e spettacolare) salto fuori dall’acqua un po’ in distanza. Difficile riuscire a fotografarle al volo, ma in qualche modo ce l’abbiamo fatta. Torniamo molto soddisfatti. Mangiamo un boccone, carichiamo le macchine e partiamo per San Francisco.

ON THE WAY TO SAN FRANCISCO – il viaggio dura un po’, non siamo proprio vicinissimi, quasi 4 ore; a tratti troviamo traffico. Attraversiamo enormi e rigogliose piantagioni di….boh, forse kale. E tanti vigneti; in California si produce tanto vino. Ci fermiamo a fare rifornimento in un posto incredibile, da film (sembra la stazione di servizio di Duel): la classica pompa di benzina in the middle of nowhere, con camion giganteschi posteggiati, un caffè di quelli con il bancone e gli sgabelli, fissata terra, allineati. Ma c’è una sopresa: hanno la Nespresso! E ne abbiamo tanto bisogno; guidare a 100 all’ora su strade dritte, senza diversivi, induce un po’ di sonnolenza. Passiamo Gilroy, località evidentemente famosa per le piantagioni di aglio; e infatti l’odore arriva fino all’interno della macchina, nonostante aria condizionata e ricircolo. Ma non è poi così fastidioso. In avvicinamento passiamo da San Jose, Cupertino (Apple!), Palo Alto, Stanford e, alla fine, arriviamo in città. San Francisco me la ricordo abbastanza bene: mossa, vivace, molto più “città” di LA, bella; non c’è storia, le città di mare hanno un fascino particolare. Arriviamo in albergo un po’ stanchi ma felici; due gamberetti da Bubba Gump (ve lo ricordate? Life is like a box of chocolates….) al Pier 39, e poi a ninna.

DAY 4 – LEAVING LA

GOOD BYE LA – Eh si, se vogliamo fare tutto quello che abbiamo programmato dobbiamo proprio andare, si parte. Per conoscere LA ci vorrebbe molto più tempo, due giorni sono un nulla; ma almeno una infarinatura, a chi non la conosceva affatto, l’abbiamo regalata. Percorriamo tutta Sunset, fino al mare, per prendere la mitica PCH (Pacific Coast Highway); ci fermiamo a Paradise Cove, un posto poco a nord di Malibu, con una bella spiaggetta servita da un “beach caffè”. Sulla PCH c’è traffico e arriviamo un po’ tardi, motivo per il quale non troviamo posto (inteso come ombrellone e lettini), decidiamo quindi di spalmarci sulla spiaggia libera, proprio lì a fianco. I ragazzi fanno il bagno; Sara dice – non sapendo che il futuro le dimostrerà che suo malgrado sta mentendo, e quante altre volte le capiterà di farlo… – “E’ la giornata più bella della mia vita!”. Da Paradise Cove muoviamo dopo un rapido e leggero (davvero) spuntino verso Morro Bay, la nostra prossima destinazione.

PISMO BEACH – è un posto straordinario, spiaggia immensa, dune di sabbia dorata, mare, anzi Oceano senza confini. Tutte le immagini viste prima di partire raccontano di un posto incredibile dove è possibile fare quasi di tutto: correre in macchina sulla sabbia, affittare quads o dune buggies, andare a cavallo nella battigia, campeggiare, fare falò….dove il sole la fa da padrone. Peccato che quando arriviamo noi sembri di essere in Pianura Padana, a Novembre: freddo porco (15 gradi!), nebbia/foschia e poca gente, forse anche perché sono le 18.30. Ciò nonostante un posto magico; se riuscissi a caricare le foto (ci sto lavorando) potrei condividere con chi legge l’emozione provata. Facciamo anche noi (pur non avendo un muscoloso SUV con 4 ruote motrici) un paio di chilometri sulla spiaggia….bello, bellissimo. Chissà, forse meglio vederla così che con il sole. Alle 19.40 arriviamo a Morro Bay, dove staremo una sola notte, per andare a vedere le balene…. Alla prossima!

DAY 3 – WANDERING AROUND LA

FARMERS MARKET – un altro classico. Facciamo colazione da Dupar’s, a base di pan cakes e french toast; Andrea, Diego, Emma e Sara (in rigoroso ordine alfa) se la godono alla grande. Federica, Marina, Claudio ed il sottoscritto (in ordine alfa, prima le signore), invece…..anche ! Il FM era il mercato dei contadini, dei coltivatori che dalle loro terre portavano i loro prodotti in città; oggi è un po’ turistico (ma vale sempre la pena fare un giro), pieno di posticini dove mangiare qualcosa, fruttivendoli, macellai, una pasticceria per cani, una vecchia pompa di benzina, ampia selezione di thè e tanto altro. Poi due passi a The Grove, lì accanto, e a seguire un giro nella zona del Chinese Theatre, Walk of Fame, Dolby Theatre (Oscar), Hollywood Sign…un must da non perdere, soprattutto per chi è a LA per la prima volta, anche per vedere i matti che girano vestiti da Spiderman (con la panza), Chubecca, Capt America e così via, per farsi foto con i turisti.

MULHOLLAND DRIVE – saliamo da Laurel Canyon (lo conosco bene, l’ho fatto per anni, per andare in ufficio, quando lavoravo alla Disney, che ha il suo quartier generale a Burbank, nella valle) per poi imboccare a sx MD, che corre sulla cresta delle colline di Hollywood, offrendo panorami bellissimi a sx verso LA e Santa Monica, e a dx verso la Valley. Da lì scendiamo per Cold Water Canyon (via dell’Acqua Fredda, ce l’abbiamo anche noi a Roma!), verso Sunset; stiamo dirigendoci verso la….

UCLA – che quest’anno festeggia il centenario, è il luogo dove è nato/a (boh, maschile o femminile?!) Internet. Un Campus meraviglioso; visitiamo lo store e poi il loro palazzetto (mica tanto etto, ha 13.800 posti a sedere!) dello sport, dove si svolgono incontri sportivi di qualsiasi genere. UCLA ha “prodotto” 11 premi Nobel e tanti, tantissimi campioni sportivi. Una cosa di questo genere – il Campus in generale, intendo – per noi è fantascienza, ahimè….i ragazzi rimangono a bocca aperta, pesando forse ai loro studi prossimi futuri.

BOA“il boa non è un serpente, ma una steakhosue elegante…” (cit. Rettore). Posto molto cool, bella gente, buona musica. Carne davvero eccezionale, ma il posto è caro (tutte le steakhouse di livello, qui, sono care), forse troppo. E poi a ninna, domani si lascia LA verso Morro Bay, sulla strada per San Francisco.

DAY 2 – VENICE & SANTA MONICA

IL NEMICO INVISIBILE – Tutto come previsto. JL (jetlag) ha vinto: mi sono svegliato alle 2.25 ! 😏 C’era da aspettarselo, è sempre successo, è una guerra senza storia…e nel 99% dei casi non riesco a rimettermi giù per dormire ancora un po’. E allora che fai? Leggi i giornali italiani online, racconti a chi ha voglia di seguirti cosa hai fatto (qui), oppure guardi un’altra puntata della Casa di Carta o ancora, accendi la TV e senti un po’ cosa succede intorno a te (questo, però, con 3 principesse che ancora sonnecchiano, stavolta non si può fare).

BREAKFAST IN AMERICA – per me è tradizione, la prima mattina, data la sveglia “da cacciatore”, andare in uno dei miei posti preferiti, Canter’s su Fairfax. Un vecchio diner ebraico (fanno un pastrami incredibile, certo non per colazione), aperto 24 hrs; fare colazione con le loro eggs benedict è un’esperienza imperdibile. Quando finalmente, chi prima chi dopo, siamo pronti, usciamo e andiamo! Ho fatto centro, tutti entusiasti, applausi !!!  Seduti in uno dei caratteristici booths, sussurro ai miei compagni di avventura che, venendo qui da tanti anni (anche se magari una sola volta l’anno), riconosco ormai la cameriera Anna, una signora simpatica, forse sui 70-75. Lei, che ci stava versando il caffè, mi sente e dice, in un buon italiano, “Anche io ti riconosco!”. Salgo sul podio, medaglia d’oro. 🥇

BIKING ALONG THE OCEAN – dopo una sosta alla AT&T per comprare una scheda dati da usare nel nostro hotpsot (che però funziona solo nel mio iPhone – vabbè, studieremo la cosa più tardi) andiamo a Venice per una biciclettata. 7 biciclette adulti e 1 bambini (per Emma la “scatenata”), praticamente tante quante al Giro d’Italia. 🚴🏻‍♂️ Ci disponiamo disciplinati (vabbè, si…più o meno) in fila indiana e ci dirigiamo a nord, verso Santa Monica, lungo la ciclabile che divide la grande spiaggia dorata dell’Oceano Pacifico dalle prime case, fronte mare. In tutto, “anda & rianda” (citazione), pedaliamo una decina di km. C’è un gran bel sole, fa caldo (è l’una!) ma non è asfissiante, è secco. Lasciate le biciclette passiamo a vedere i canali che danno il nome alla località e, proseguiamo per Santa Monica, per una passeggiata sulla 3rd St Promenade (un classico).

PIT STOP & DINNER – rapido break in albergo prima di cena; non ce ne siamo accorti prima, abbiamo le braccia “alla muratora”, rosse, infuocate, che prudono, a rischio eritema….in bici, con il caldo secco e la brezza marina non si sente così forte, però il sole qui picchia, ammazza se picchia ! Qualche tempo fa, alla ricerca di un buon hamburger (lo volevo in un posto tradizionale, di quelli veri, originali) trovai The Apple Pan, su Pico. 🍔 Un posto molto caratteristico, direi off the beaten tracks (come direbbero sulla Lonely Planet), che fa degli hamburgers straordinari; unica pecca (comprensibile per il limitato numero di posti – forse 20 in tutto? – e la rapidità con la quale si consuma il pasto), non si prenota. Dopo una breve attesa riusciamo a sederci e a dare la possibilità, alle nostre papille gustative, di fare la hòla. A seguire – è d’obbligo, il nome del posto la dice tutta! – si chiude con una fetta di super torta di mele. Dimenticavo, c’è un altro neo : niente alcolici (non hanno la licenza specifica), niente birra !!! 🤬

DAY 1 – ROMA ► L.A.

Viaggio tutto sommato ok, anche se lungo e scomodo (eravamo in economy). Del cibo preferisco non parlare, non tanto perchè “un po’ me ne intendo”, ma perchè faceva veramente schifo! Alle 19.30 italiane, utilizzando un trucchetto degno del miglior Totò, siamo riusciti a farci dare (nonostante l’economy) 4 bicchieri colmi di ghiaccio, per mixarci dentro le 4 mignon di Campari e il prosecco comprati al duty free di Fiumicino. Che vacanza sarebbe senza un iniziale “sentore” di Campari ?!?!

Atterriamo con un leggero ritardo, immigration fluida per noi (5-6 minuti), meno per gli altri (50-55!); si va finalmente a ritirare i nostri splendidi minivan gemelli. Emma e Sara entusiaste di avere due “poltroncine” tutte per loro (“Papà, appena torniamo a Roma ne compri uno uguale?“). Il nostro hotel, senza traffico, sarebbe a 20-25 minuti dall’aeroporto, ma scopriamo che la 405, intorno alle ore 17 di un bestiale pomeriggio di un giovedì 1° agosto, può riservare brutte sorprese: ci mettiamo un’ora e forse più. Rapido tagliando di rinfresco per tutti e via, sfidando il jet-lag a mani nude, “verso Los Angeles e oltre !”. L’obiettivo è di non andare a dormire almeno fino alle 20 locali, altrimenti il jet-lag avrà il sopravvento. Decidiamo quindi di fare un giretto in zona Hollywood Blvd (Chinese Theatre, Walk of Fame, ecc. – si, lo sappiamo, molto standard-turistico, ma ci serve una cosa “easy & quick”). Percorriamo tutto Sunset, in un piacevolissimo fresco pomeriggio angelino (22-23 gradi, secchi, senza umidità), poi a sx su Fairfax, ancora a dx su Hollywood, mancano pochi blocchi e ci siamo…le classiche palme (secche secche e alte alte) allineate ai lati della strada sfiorano il cielo blu, pochi blocchi sì….ecco, si vede il tetto del Chinese Theatre…2-3 bocchi ancora….ci siamo…..ma….polizia, transenne, cartello “SPECIAL EVENT AHEAD, ROAD CLOSED”….🤬💩 non ci fanno passare, rinunciamo…andiamo a mangiare un boccone.

HIDE SUSHI è sempre una garanzia, ci vengo da anni e non mi ha mai deluso; è un piccolo ristorante di sushi, per lo più sconosciuto ai turisti, su Sawtelle (a Japantown). Sushi di prima qualità, pezzi di pesce grandi come a Roma ce li sognamo. Unico vero neo la “cash only rule” (a noi già nota). Ma io dico, siamo nel 2019, celebriamo i 50 anni dallo sbarco sulla Luna, si sta lavorando allo sbarco su Marte, qui si vedono più Tesla che buche a Roma (!)….ma lo vuoi mettere un c***o di pos per le carte di credito ?!?! Forse sanno che in Italia stiamo tornando indietro nel tempo e si sono voluti uniformare ?!?! Sta di fatto che il proprietario ha avuto un’idea geniale per risolvere il problema: dentro al minuscolo ristorante (10-12 tavoli in tutto oltre il sushi-bar), c’è un piccolo bancomat !!! Seduto vicino a me un ragazzo (americano, ma evidentemente alla sua prima volta) chiede il conto, presenta la carta di credito….la cortese cameriera jap gli indica il bancomat, vicino alla porta di ingresso. Geni !!! Rapida cena, i ragazzi sono lì lì per crollare, d’altra parte siamo in piedi da quasi 24 ore, avendo dormito poco o niente in aereo, ma ce la fanno. Si torna in albergo, sono quasi le 21 giornata piena, stancante, ma segna l’inizio dell’avventura. Per domani l’idea è di andare a pedalare a Santa Monica, sulla spiaggia. A domani !

SI PARTE!

E’ mezzanotte, mancano poche ore alla partenza…domani mattina – all’alba, quella vera! – un entusiasta (e immagino molto assonnato) gruppo di 4 adulti e 4 bambini lascerà le proprie abitazioni a Roma, e poi il suolo Italiano, per volare in USA, per la precisione a Los Angeles, da dove inizierà questo 2019 US ROAD TRIP, un viaggio sulla carta magnifico, di quelli da ricordare e raccontare per la vita.

Racconteremo, con cadenza che speriamo giornaliera (per quanto ci sarà possibile e compatibilmente con impegni e stanchezza), le nostre avventure a zonzo per gli States. Cercheremo anche di documentare con foto e/o video…ma non possiamo, al momento, garantirlo !